Psiche ed Eros

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Alle origini dell’amore

Come a nozze di morte vesti la tua fanciulla ed esponila, o re, su un’alta cima brulla. Non aspettarti un genero da umana stirpe nato, ma un feroce, ………Giove stesso lo teme, treman gli dei di lui, orrore ne hanno i fiumi d’Averno e i regni bui. (IV, 33) » Un destino infausto attendeva, secondo l’oracolo, la povera Psiche, una giovane la cui unica colpa fu di essere più bella di Venere. Un vero e proprio tradimento che ben presto sarebbe stato punito. Ha inizio cosi una delle più belle “favole d’amore” della mitologia che vede protagonista il dio dell’amore, un giovane alato destinato a non invecchiare mai. Bello, ribelle ed impertinente. E fu proprio per il suo carattere che fu costretto a crescere, per volontà di nonno Zeus, in un bosco, circondato dalla natura e da animali non molto docili. Lo spirito di sopravvivenza aiuta, si sa, ed è per questo, che l’impavido Cupido si automuni di arco e frecce. Armi dell’amore che il fanciullo si divertiva a scoccare qua e la fra gli abitanti dell’Olimpo, dee e dii compresi. Il sempre giovane Dio, non riuscì, nonostante tutto a sottrarsi alle volontà materne, caratteristica divinamente mortale! Venere, irretita dalla bellezza della giovane mortale, ordinò all’amato figlio, Eros, di punirla. Come? Una delle sue famose frecce avrebbe colpito il più brutto dei pretendenti facendolo innamorare dell’indifesa e ignara creatura. I ma e i se sono le spezie che danno sapore alle storie, e questa non fa eccezione. Cupido, forse distratto dalla bellezza di Psiche, sbaglia mira e la freccia d’amore colpisce invece il proprio piede ed egli si innamora perdutamente della fanciulla, che provvede subito a mettere in salvo. Bendata ed abbracciata al suo amore, Psiche si ritrova ospite nella dimora dell’ amato. In breve e per sommi capi è questa la storia alle origini dell’amore. Ma cosa la rende straordinaria? Secondo la leggenda, alla giovane Psiche fu vietato guardare in volto di Cupido. Ma la curiosità, che per antonomasia è donna, la spinse oltre il divieto. Una trasgressione che scatenò le ire del giovane Do, che volò via lasciando sola e piangente la sua amata. Disperata e dilaniata dal dolore, la poverina vagò per il mondo, subendo, come se non fosse già abbastanza, le persecuzioni della futura suocera. Venere, infastidita dal torto fatto al figlio, ordinò a tutto il regno di dare la caccia alla giovane. “O la va o la spacca”, dovette pensare la ragazza che, armata di coraggio, mista a un pizzico di follia, si presentò alla corte della grande Dea chiedendole perdono. Separare mucchi di orzo e riso, dividere milioni di perle in base alla loro dimensione, rubare il vello d’oro dei montoni selvaggi, ed infine, inoltrarsi nell’Ade. A queste prove si sottopose Psiche per ottenere il perdono di Venere. Prove che superò brillantemente, fino a che la sua curiosità non se ne impossessò nuovamente. Galeotto fu il vaso in cui Prosperina aveva versato parte della sua bellezza, destinata a Venere che, irretita per il dolore sofferto dal figlio, ne aveva persa un po’ per strada. Antesignana della moderna cenerentola, Psiche cadde in un sonno moratale dal quale si destò grazie all’amore del suo Cupido. Varie le ciliegine sulla torta. Anzitutto il dono di Zeus, ovvero un sorso di ambrosia che rese immortale la giovane, seguirono, poi, le nozze col Dio dell’amore, e dulcis in fundo la gioia. Dall’amore tra Cupido e Psiche nacque Voluttà, dal latino, gioia, piacere.     A tutti gli innamorati ….capaci di rendere possibile anche l’inimmaginabile
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